© è consentito l'uso parziale di immagini e testi citando la fonte. Per altri utilizzi consultare l'autore

Malinconia Solitudine
(novembre '12)

Ho letto con avidità il testo di Jean Clair “L’inverno della cultura” (Ed. Skira).

Nonostante la sua argomentazione dirompente, temo che per l’arte contemporanea non cambierà nulla. Sentite questa:

«La vera bravura artistica non è mai stata molto diffusa. Ciò che distingue l’arte del passato dalle “mode aleatorie” dei nostri giorni è che un tempo nessuno si sognava di paragonare l’arte a un pullman. Le immagini avevano una funzione sociale più comprensibile, anzi, se mi sono concesse le parole, più «naturale» o più «organica»; non venivano semplicemente esposte in mostre e mu-sei come segni dei tempi, o [...] per prepararci alle sorprese della vita in un’era di cambiamento. Finché l’arte ebbe scopi comprensibili, non fu mai difficile capirla. Nel declino delle sue funzioni si cela sicuramente un problema storico, e nell’assenza di una nicchia ecologica per l’arte nella vita odierna si cela un problema sociale ancora più urgente. La propaganda che attornia l’arte, il tentativo di convincere l’uomo della strada ad accettarla sulla parola, i legami con il mondo degli affari, la tendenza a formare conventicole, la solitudine degli artisti che rifuggono dal carrozzone, tutto ciò spiega il panorama artistico odierno molto meglio della presunta psicologia del nostro tempo».

Questo testo è del 20 giugno 1968 ed è stato pubblicato sul «New York Review of Books». L’autore è Ernst Gombrich, lo storico dell’arte tra i più grandi del mondo anglosassone.

...e non è successo niente! Quasi cinquant’anni dopo, quasi quasi, cadono le braccia.

 

torna alle "considerazioni" - oppure alla home page