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L'arte alla dogana
(febbraio '13)

L’altro giorno rientravo dalla Svizzera dove ero stato per acquistare il mio tabacco che là costa la metà. Alla dogana mi fermano perché avevo nel bagagliaio un mio piccolo quadro. Il doganiere mi chiede di chi è il quadro. “È mio”. “Appunto, ma se fosse un Picasso?”. “Guardi che ho detto che è mio perché l’ho dipinto io”. “E chi me lo garantisce? Lo sa che se è un Picasso deve dichiararlo e pagarci la tassa d’importazione del 10%?”. “Ma non lo vede? (gli dico) È dipinta una donna sdraiata che sembra vera, con le terga ben esposte e una camicia rosa. Mica dipinge così Picasso!” “Sarà come dice lei, ma intanto mi favorisca i documenti”. Dopo dieci minuti, ritorna e mi lascia andare. Dopo le risate in macchina con mia moglie, mi è venuto in mente quello che è capitato a Massimo Di Carlo, presidente dell’Associazione Nazionale Galleristi d’Arte Moderna. Alla dogana di Malpensa i doganieri volevano far pagare a Di Carlo una tassa d’importazione del 20% perché non credevano che quello che stavano giudicando fosse un’opera d’arte.  Dopo un interminabile giro di telefonate (Sovraintendenze, esperti e quant’altro), finalmente acconsentono a far pagare il 10% previsto per le opere d’arte.
Vi chiederete cosa fosse l’oggetto che rese increduli i doganieri. Semplice: era un mucchietto di sassi. Si trattava di un’opera di Richard Long.

La prossima volta che torno da Lugano mi porto un mucchio di diamanti e gli dico che è un’opera di Damien Hirst! Vediamo se mi fanno lo sconto del 10%...

 


 



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